Tutto è iniziato con Leonardo da Vinci

Firenze, 2010. Lo ricordo come se fosse oggi. Faceva freddissimo e quel giorno decisi di lasciare i miei colleghi per fare una passeggiata.

Volevo che fosse un pomeriggio rilassante, senza alcun itinerario prestabilito. Avevo la febbre ed ero molto stanca, ma presi un’aspirina e, dall’albergo in centro, iniziai il mio pomeriggio alla scoperta di Firenze: una di quelle città in cui si torna sempre volentieri. C’ero già stata quattro volte, eppure non mi stancavo mai di visitarla.

I musei, poi, sono veri e propri scrigni d’arte e di bellezza. Così, dopo una sosta sulla terrazza degli Uffizi, ammirando la possente mole di quello che fu il Palagio dei Priori, oggi Palazzo Vecchio, mi incamminai per le strade del centro storico di Firenze.

Fui immediatamente colpita da alcuni dipinti femminili: i loro occhi sembravano guidarmi all’interno di uno storico caffè fiorentino, il Caffè Michelangiolo, luogo d’incontro di artisti e intellettuali.

Feci ancora qualche passo e intravidi qualcosa. Passai oltre, poi alzai lo sguardo. Ero elettrizzata.

Rimasi immobile sotto un gigantesco prototipo che rappresentava una delle grandi ossessioni di Leonardo: il volo. Ma io, in quel momento, non lo sapevo ancora.

Quello che accadde non riesco a spiegarlo neppure oggi. Mi chiedo ancora se la bellezza possa essere così travolgente. Sindrome di Stendhal? Molto probabilmente sì: qualcosa a metà tra l’estasi, una sensazione quasi celestiale, la nausea e intense vertigini.

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L’immensa bellezza che scendeva dal soffitto di quel museo mi colpì profondamente. Fu allora che compresi, quasi all’istante, quanto fosse forte la “chiamata” verso un progetto in ambito culturale. Era lì, immensa, sopra di me.

A volte qualcosa sembra interessarsi alla nostra vita prima ancora che siamo noi a comprenderne il significato. Possiamo accogliere o rifiutare quella chiamata.

Ogni vocazione è un atto irripetibile, qualcosa che avvertiamo interiormente: un progetto personale al quale rispondiamo attraverso il nostro percorso, la nostra storia e la nostra indole.

Io non riuscii a dire di no. La lista delle opportunità mi sembrava troppo lunga rispetto a quella dei possibili ostacoli.

L’entusiasmo era tanto, la paura altrettanta. Ma prima o poi dovevo provare a spiccare il volo da sola. E quella volta avevo deciso di farlo a bordo di una macchina volante, con un bel paracadute che, ancora oggi, spero di non dover mai aprire.

Nei mesi successivi a quell’episodio, la mia vita cambiò. Volevo far decollare un sogno, il mio sogno, con la forza di un vero shuttle spaziale.

Furono complici una serie di coincidenze arrivate al momento giusto e alcune opportunità che decisi di cogliere.

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